ida gerosa
Arte. Pensiero contemporaneo
Digital Life – Brain Revolution – Organze – Biennale di
Architettura
Recentemente ho avuto l’opportunità di approfondire il
mio pensiero sull’arte contemporanea.
Alcuni eventi particolari e significativi mi hanno
portata a riflettere, ancora una volta, sulla
trasformazione costante che stiamo continuando a vivere.
La mostra Digital Life, al Macro del Mattatoio, a Roma.
Una mostra che dichiarava la necessità di un’alta
tecnologia e grandi sponsorizzazioni.
Gli artisti invitati tutti stranieri, forse perché in
Italia non esistono più centri di ricerca avanzata o
forse perché era una mostra itinerante e confezionata
all’estero. Molte installazioni, alcune entusiasmanti.
Soprattutto AVIE arrivata dall’Australia. E’ stata
presentata in un ambiente di visualizzazione e
sonorizzazione interattivo stereoscopico a 360 gradi,
concepito appositamente per l’arte. Uno sviluppo di
applicazioni nei campi delle visualizzazioni e
sonorizzazioni immersive portati a rappresentare
l’integrazione umana con l’ambito della ricerca.
La configurazione di base molto particolare, era
composta da uno schermo di proiezione cilindrico alto 4
metri con un diametro di 10 metri. 12 proiettori ad alta
definizione, tutti insieme proiettavano 2 immagini con
una risoluzione di 10.000 x 8000 pixel sull’intera
superficie dello schermo a 360 gradi. Gli spettatori,
utilizzando occhiali tridimensionali per vivere
l’immagine che li circondava in 3 dimensioni, entravano
in una specie di vortice che li avvolgeva e li
“risucchiava” verso l’ingresso di un mondo virtuale.
Un’opera assolutamente coinvolgente e impressiva al
punto da farmi sentire di aver attraversato la mia vita
in un soffio e, dandomi sensazioni di vertigine, mi
spostava al di là della realtà.
Con un’altra installazione invece mi sono ritrovata
catapultata nella percezione di una scena sinestetica
costruita appositamente per generare la presenza fisica
del suono che veniva fuso con le percezioni visive.
Devo dire che uscendo da questa mostra un po’
scioccata, ho provato l’emozione di aver
attraversato il futuro.
Mentre da un altro punto di vista qualche giorno dopo,
il contemporaneo si è presentato in maniera ancora più
coinvolgente sotto forma di Forum.
Anche questo a Roma, a piazza di Pietra, al Tempio di
Adriano, il “Brain Forum: le nuove frontiere della
ricerca sul cervello”. Dove ho trovato offerto uno
sguardo approfondito verso il mondo dell'ingegneria
genetica e biomolecolare, attraverso immagini,
animazioni interattive
e
notizie quotidiane
di carattere scientifico, medico, genetico,
biotecnologico, bioetico.
Era presente Federico Cozzolino che è colui che ha
proseguito le ricerche della Montalcini sul Fattore di
Crescita Nervoso. Ricerche che ha applicato allo studio
dell’infarto cardiaco, cerebrale e del morbo di
Alzheimer.
Il suo studio, tuttora in corso è già stato sperimentato
con sorprendenti risultati sui topi, ed è stato
presentato al Brain Forum il 23 aprile, una data
importante per tutto il mondo delle neuroscienze, perché
è stata l’occasione per festeggiare i 101 anni della
scienziata torinese Rita Levi Montalcini.
In
suo onore i più prestigiosi e riconosciuti
neuroscienziati provenienti da tutto il mondo (Usa,
Giappone, Israele, Inghilterra, Canada, Italia), si sono
riuniti per parlare di "Brain
Revolution". Convegno romano in cui sono
stati messi a confronto i risultati delle ricerche più
innovative nel campo delle neuroscienze. Si è indagato
quindi sulle prospettive, che la scienza sta aprendo,
per arrivare a potenziare le capacità cerebrali e a
curare le malattie neurodegenerative, quali il Morbo di
Parkinson e l’Alzheimer,
ma anche alcuni
disturbi mentali, come la
depressione
e la
schizofrenia.
Mentre Pietro Calissano, tra i più stretti collaboratori
della Montalcini e anima del Forum, ha reso possibile il
mettere a confronto i risultati delle ricerche più
innovative nel campo delle neuroscienze con la
possibilità, cosa oggi attuabile, di seguire da casa e
di intervenire (Facebook e Twitter) attraverso il sito
www.brainforum.it.
Infatti, mentre seguivamo il convegno, sono arrivate
mail da tutto il mondo.
L'obiettivo dell'evento è stato quello di consentire
anche a un pubblico più ampio di avvicinarsi alla
ricerca scientifica informandosi su quella che, secondo
gli scienziati, sarà la prossima rivoluzione in grado di
sconvolgere il mondo ancor più di quella industriale e
di quella tecnologica.
Quindi il cervello, l'organo di cui secondo Einstein
l'uomo non usa che una minima parte, sarà al centro
della prossima rivoluzione scientifica e
socio-culturale.
Una rivoluzione che per alcuni sarebbe già in atto.
Questo è lo splendido mondo di oggi!
Ma sempre in questo periodo (dal 25 aprile e presentato
per 5 soli giorni nell’antico mercato del pesce degli
ebrei, in via s. Teodoro) ho potuto assistere ad uno
spettacolo teatrale assolutamente perfetto. Anche questo
innovativo e sviluppato con intelligenza e creatività.
Organze cod 116-7. Lo spettacolo annuale della
Fondazione Fendi.
Ho visto la rappresentazione di un’Europa umiliata ma
capace di salvarsi con l’arte.
Lo spettacolo, scritto e diretto da Raffaele Curi che
“ha spettacolarizzato i difetti di questa Europa dove
tutti sembrano vivere dentro un bozzolo dove nessuno
sembra più accorgersi delle meraviglie che ci
circondano”, ha mostrato un’Europa anoressica se pur
bellissima, intelligente ma drogata. E anche prostrata e
reietta.
Devo però dire che non concordo con le affermazioni di
Curi, anzi penso che questo sia un periodo di crescita
straordinario. Del resto sono convinta che ogni
situazione possa essere vista con positività o con
negatività. Niente è assoluto, anzi tutto può essere
presentato con negatività ed essere usato per convincere
persone che riflettono poco e hanno bisogno di stimoli
da ri-proporre e su cui parlare.
In ogni caso, al di là dei personali pensieri e
convincimenti, lo spettacolo realizzato magistralmente,
è nato dalla necessità di far conoscere alla gente le
“loro sonorità". Quindi suoni, colori, profumi, dolori e
emozioni si sono mescolati in molteplici forme creando
riflessi, riflessioni… Ha proposto ad ognuno di vedere
il riflesso della propria vita.
Infine. La presentazione della prossima Mostra
Internazionale di Architettura “People meet in
architecture”.
Quest’anno diretta da Kazuyo Sejima, si terrà dal 29
agosto al 21 novembre 2010 (la
vernice il 26, il 27 e il 28 agosto).
Due i progetti di punta previsti per la 12° Mostra: i “Sabati
dell’Architettura” (conversazioni,
performance e momenti di discussione settimanali con
architetti, critici e personalità del mondo
dell’architettura) attraverso l’intero periodo di
apertura della Mostra. E un articolato progetto di “coinvolgimento
delle Università” che potranno
organizzare visite alla Mostra e una sessione
seminariale predisposta autonomamente dalla stessa
Facoltà.
35 anni dopo la prima Mostra di Architettura della
Biennale, organizzata da Vittorio Gregotti, il ciclo dei
“Sabati dell’Architettura” vorrebbe ripercorrere la
storia delle mostre che si sono succedute negli anni
seguenti, invitando il pubblico ad un incontro con i
direttori di quelle edizioni.
Durante la conferenza stampa sono intervenuti il
Presidente della Biennale di Venezia Paolo Baratta e il
Direttore della 12° Mostra Kazuyo Sejima.
È seguita poi la presentazione del Padiglione Italia,
alla quale sono intervenuti Mario Lolli Ghetti,
Direttore della Direzione Generale per il paesaggio, le
belle arti, l’architettura e l’arte contemporanee e Luca
Molinari, curatore del Padiglione Italia.
La curatrice della mostra di quest’anno, Kazuyo Sejima
nata in Giappone nel 1956, è una protagonista
dell’architettura contemporanea.
Nel suo lavoro si è sempre notata una tensione costante
verso la ricerca. Tensione che la caratterizza, erede
della millenaria tradizione che ha ispirato le geometrie
minimaliste dell’architettura giapponese contemporanea.
Toyo Ito la descrive come "un architetto che usa la
massima semplicità per collegare il materiale e
l'astratto".
Ecco nel visitare, nel guardare, nell’ascoltare le
iniziative descritte, in questo periodo ho avuto la
netta sensazione che il mondo contemporaneo stia
cambiando per gli avanzamenti che percorre secondo dopo
secondo. Anche se qualcuno non è in grado di
accorgersene, tutto è diverso solo rispetto a pochi anni
fa. In questo periodo si ha, con entusiasmo, la grande
gioia di imparare qualcosa ogni giorno. E mentre
rimaniamo in ascolto cercando di captare gli echi che il
mondo ci trasmette, le nostre antenne si
allungano e si protendono in attesa di conoscere
quello che sta per arrivare, che ci sta per raggiungere.
Devo dire che sono assolutamente felice di vivere in
questo periodo. So con certezza che tra qualche anno
tutto sembrerà antico e superato. Ma so che ogni
ricerca, ogni situazione nuova ci porterà verso un mondo
migliore con la possibilità di vivere di più e con
cognizione. Anche se continueremo a sorprenderci nel
conoscere ogni nuovo risultato, ogni nuovo successo
della ricerca.
Come ormai tutti quelli che mi conoscono sanno, sono 26
anni che faccio arte con un computer. Faccio Computer
art. Mezzo che, al primo impatto, sembra freddo e
alieno, ma che al contrario permette di raggiungere e di
proporre ogni emozione o sentimento che si prova. Uno
strumento che è guidato da una persona, da ognuno di
noi. Strumento che lascia uno spazio pressoché infinito
alla mente umana.
Mentre si lavora si ha l’impressione di fare un viaggio
all’interno della mente. E più è potente lo strumento,
più è facile raggiungere e rappresentare le proprie
idee. Meno è potente e più lega la fantasia e i
risultati. Per cui, come dicevo all’inizio per la mostra
Digital Life, lo sviluppo frenetico della tecnologia a
cui stiamo assistendo, permette sempre di più
un’attività completa alla mente. Ci dà sempre di più la
possibilità di indagare, di entrare all’interno del
nostro cervello. (Brain Revolution)
Dall’inizio, fino ad oggi è stato un percorso difficile
e abbastanza complesso perché la computer art è un’arte
legata strettamente all’uso delle tecnologie. Quelle che
oggi, però, ci danno la possibilità di partecipare ad
eventi, a visioni straordinarie.
Durante questi costanti sviluppi che si sono susseguiti
giorno dopo giorno, forse siamo riusciti a capire un po’
di più com’è il mondo contemporaneo e forse anche come
sarà.
D’altra parte, indipendentemente da tutto quello che di
negativo succede nel mondo, isolati ricercatori o gruppi
di lavoro continuano i loro studi per trovare nuove
possibilità di sviluppo. Ricercatori che lavorano con
amore e passione.
Proprio non credo a quello che i mass media ci fanno
vedere. Non è vero che il mondo va avanti con il solo
obiettivo del danaro, al contrario progredisce perché
c’è qualcuno che crede nel futuro e in quello che fa. E,
con purezza spirituale continua a produrre idee e
risultati lavorando sempre.
Per fare due esempi molto vicini a noi, come dicevamo
Rita Levi Montalcini ma anche Renato Dulbecco che
continuano con costanza, entusiasmo e dedizione, alla
loro età, a fare ricerca sulle cellule staminali, sui
cibi transgenici … sulle possibilità di eliminare quelle
malattie della mente che ci fanno particolarmente paura.
Ora penso che non possiamo che guardare avanti. Quante
sono le opportunità che ci mettono nella condizione di
rimanere in attesa, di ascoltare
gli echi del mondo!
Per scoprire, trovare, assaporare nuove situazioni.
Ecco, dopo aver avuto l’occasione di assistere agli
eventi appena descritti, mi sono sentita molto
fortunata. Nell’ascoltare, nel vedere mi sono sentita
letteralmente affascinata, folgorata. La ricerca. Del
resto anch’io ho vissuto con l’emozione di amare e
praticare la ricerca. Quella che mi ha permesso di
mettermi in ascolto e trovarmi sempre in sintonia con
gli attimi diversi che attraversavo. Ed ancora oggi
quando sento di una nuova scoperta, di una nuova
opportunità, provo l’urgenza, il desiderio di
conoscerla, di approfondirla, di sviscerarla.
Quante volte ho pensato di essere nata per fare
esattamente quello che faccio e, sono convinta che è
questo che mi permette di amare così tanto la vita.