Lezione di computer
art
Universita' La
Sapienza - Roma
31 ottobre 2006
"Computer
art: origini e sviluppo"
Ida Gerosa
Sono un'artista che
ha visto e vissuto le grandi trasformazioni sia epocali che di
lavoro strettamente artistico. Posso offrirvi percio' solo cio' che
possiedo, la conoscenza di quello che ho vissuto, che ho
attraversato, che ho fatto.
Sono felice di
essere qui oggi a parlare di arte creata con un computer, perche' a
distanza dei 25 e piu' anni dai suoi inizi, questa forma di
espressione rappresenta una sorta di nomadismo, un viaggio tra le
varie culture ed esperienze, non solo artistiche.
E' un nomadismo
professionale. E' uno spostamento fisico e virtuale verso altre
possibilita' per conoscere e capire cio' che e' diverso e lontano e
per aprire altri nuovi scenari, anche mentali.
Sono convinta che i
tempi ormai siano maturi per conoscere, ed approfondire le
ricerche, i lavori che sono stati proposti fino ad oggi.
Anche se e' un
universo ancora abbastanza sconosciuto, pure a molti operatori
artistici.
Prima di parlare di
computer art, vorrei iniziare con una breve riflessione.
Tempo fa sono stata
a vedere ai Musei Capitolini una mostra sull'arte Cicladica. Isole
Cicladi. 3200-2000 avanti Cristo. Ebbene alcuni idoletti di figura
femminile ricordavano le opere di Modigliani e qualcuna di Picasso.
Guardando pensavo
che nel tempo c'e' stata una continuita' sorprendente.
E pensavo all'arte
elettronica in genere. E' la prima arte che stravolge la maniera di
lavorare e di vedere. E' quella che ha bisogno di nuovi filosofi. E'
quella che ha bisogno dell'aiuto della ricerca scientifica.
E vorrei dire che i
maggiori risultati nella ricerca sono quasi sempre stati il
risultato di un felice connubio tra la capacita' intuitiva e
creativa di un ricercatore e la disponibilita' di adeguati mezzi
tecnici.
Ma prima di andare
avanti permettetemi un'altra riflessione.
Sicuramente tutti
conoscerete il movimento che, con molta forza, all'inizio del secolo
scorso ha rotto l'equilibrio dell'arte tradizionale portando
delle innovazioni di rilevante entita'.
All'inizio del
secolo scorso.
Pensate quanto
tempo che ci vuole per "digerire" un'arte nuova.
Ancora oggi, a
distanza di quasi un secolo, ci sono artisti che propongono opere
che sembrano innovative eppure sono solo la conseguenza dei semi
posti allora.
Certe volte ho
l'impressione che l'arte contemporanea si sia "bloccata" e non stia
portando grandi contributi di rinnovamento.
Eppure, il mondo e'
cambiato, si e' trasformato completamente. In tutto quello che ci
circonda, del passato non e' rimasto altro che il ricordo, forse
l'affettuoso ricordo.
In questo secolo
appena trascorso ci sono state delle costanti, continue scoperte,
ricerche portate avanti da persone isolate o da gruppi di lavoro. E
tutto ha contribuito a farci sorprendere ogni giorno, a farci amare
profondamente la vita che stiamo vivendo.
Io personalmente,
in una delle rare volte in cui mi volto indietro a riguardare la mia
vita mi sento estremamente fortunata. Ho avuto l'occasione di
assistere e di partecipare ai cambiamenti radicali che ci hanno
creato delle opportunita' straordinarie. Oggi possiamo vivere in
maniera decisamente piu' facile dei nostri stessi genitori, per non
parlare dei nostri nonni.
Tante le
innovazioni, dall'energia elettrica, al volo umano, alla
comunicazione a distanza, tanto per citarne qualcuna, ma la
trasformazione piu' radicale e' venuta dal computer.
Pensate per un
attimo come e' stato adottato in tutti i campi.
Ogni giorno, quando
salite sulla vostra automobile e la accendete, mettete in modo
decine di piccoli computer, e a casa la vostra sveglia, la
lavatrice, il frigorifero e tante altre vostre azioni quotidiane
sono guidate da piccoli computer.
E anche quando
prendete un aereo siete sempre guidati da alcuni computer. E' anche
per questo che oggi gli aerei sono piu' sicuri.
Ecco, l'arte ha
sempre guardato con attenzione ai mezzi innovativi che nel tempo si
sono presentati.
Non voglio tornare
indietro nei tempi dei tempi, fermiamoci a pensare agli amanuensi
che, trascrivendo testi, creavano delle opere bellissime. Fino a
quando e' arrivata la stampa che ha dato un impulso alla
comunicazione, non immaginato prima, creando delle nuove forme di
espressione.
Ma in quel momento non si e' perso qualcosa. Cio' che
era stato fatto ed apparteneva a quel periodo e' rimasto e, ogni
volta che si guarda di nuovo, ci da' una gioia infinita e un sapore
antico, non dimenticato.
Del resto gli artisti hanno sempre cercato nuove
strade di espressione per farsi capire meglio, per dichiarare le
proprie sensazioni, al di la' della comprensione dei propri
contemporanei.
Pensate a come
Caravaggio ha sconvolto i suoi contemporanei, a Goya che,
nell'ultimo periodo della sua vita, uscito dal carcere ha creato
opere forti, dense, piene e, ancora oggi nonostante quelle opere,
Goya e' ricordato soprattutto per le "Maja".
Pensate agli
aereopittori che, volando potevano vedere dall'alto e hanno
creato opere nuove, ai futuristi che sono stati colpiti dalla
velocita'. Pensate a Burri che con i suoi sacchi ha sconvolto la
critica a lui contemporanea al punto che, un po' maltrattato, ha
preso la cittadinanza svizzera e poi si e' ritirato a Citta' di
Castello dove ha creato un suo museo, o a Fontana i cui "tagli" non
vengono capiti ancora oggi. E cosi' per tanti altri artisti in ogni
epoca.
Quindi, l'artista
contemporaneo, come succede ogni volta che ci sono delle scoperte,
delle nuove proposte doveva provare ad adoperare un mezzo cosi'
coinvolgente e invasivo come il computer.
Un tempo i mezzi tecnici per un artista erano marmi
speciali o terre e minerali rari per fare nuovi colori. Oggi, come
tutti sanno, esistono numerosi e potentissimi mezzi per cui e'
ancora piu' importante che il ricercatore artista abbia a
disposizione questi strumenti per favorire lo sviluppo di nuove idee
e nuove soluzioni.
Anche se pure con
questo mezzo ci sono voluti tanti e tanti anni per arrivare a poter
fare arte. Perche' fino agli inizi degli anni '80 non c'erano
le macchine adatte, non c'erano i programmi giusti. E solo negli
anni '90 hanno cominciato ad apparire le nuove forme artistiche
fondate sull'uso delle tecnologie.
Inizialmente ci
sono stati degli isolati pionieri che, con entusiasmo e intuito, si
sono dedicati alla ricerca.
Quando io ho
iniziato a sperimentare, nel 1983,
al Centro Scientifico IBM, dove ho seguito un Stage, c'era solo
qualcosa che veniva dagli Stati Uniti e dal Giappone. Quel qualcosa
era in bianco/nero con una grafica che oggi sembra primordiale.
A questo proposito
vorrei leggere uno scritto che mi ha dato Pier Luigi Ridolfi, allora
direttore del Centro Scientifico IBM, Centro che lui portava avanti
con intelligente creativita' ed entusiasmo. Oggi Ridolfi e' uno dei
consiglieri del CNIPA, Centro Nazionale per l'Informatica nella
Pubblica Amministrazione.
Uno scritto che lui
ha intitolato "Quando i numeri diventano colori".
All'inizio degli
anni '80 ero responsabile della ricerca della IBM in Italia. Tra i
vari progetti che avevamo in cantiere tre ebbero un grande successo:
un programma per trascrivere il linguaggio parlato, un sistema per
elaborare le immagini a colori, un metodo matematico per determinare
con grande precisione la soluzione di certi tipi di equazioni molto
complesse.
Il primo progetto
ci porto' alla ribalta mondiale: per la prima volta si era riusciti
a dimostrare la possibilita' di parlare davanti a un microfono e di
vedere stampate le parole che avevamo pronunciato: tutto cio',
in un ambiente di lavoro normale, con un vocabolario molto vasto e
con un tasso d'errori bassissimo.
Il secondo progetto
fu una vera e propria sfida del nostro Paese alla grande ricerca
americana. A quell'poca non esistevano terminali a colori ed era
opinione diffusa che non ci fossero applicazioni basate sul colore
che meritassero dei prodotti ad hoc. Da allora sono passati solo 25
anni: oggi con gli schermi di cui sono dotati milioni di telefonini,
di palmari, di macchine fotografiche digitali e di un'infinita' di
altri dispositivi sembra impossibile che sia stato fatto uno sbaglio
di prospettiva cosi' grande. Ma l'errore fu fatto in America (e
anche in Giappone, a dire il vero): in Italia invece il capo del mio
Centro di Ricerca di Roma, che credeva nell'elaborazione del colore,
mi convinse ad affrontare un progetto di grande complessita' - e
costo! - che alla fine produsse un sistema elettronico in grado di
elaborare immagini digitali e di proiettarle su uno schermo digitale
di grandi dimensioni. Si trattava di un primato assoluto. Di questi
sistemi ne costruimmo un centinaio che vendemmo in tutto il mondo.
Un altro successo che si aggiunse a quello della voce.
Il terzo progetto
fu di calcolo numerico. L'esigenza ci era venuta dall'Agip, che
cercava sistemi piu' precisi per stimare il profilo degli strati
geologici a grande profondita', informazione indispensabile per
perforare i pozzi solo dove l'assetto delle rocce rendeva
teoricamente possibile l'esistenza di un giacimento. A questo scopo
venivano fatte scoppiare delle piccole cariche di dinamite e si
registravano gli echi delle esplosioni riflessi dal sottosuolo. Da
questi echi, con calcoli matematici molto raffinati, si poteva
ricostruire l'andamento degli strati. Un mio ricercatore, esperto in
metodi di elaborazione basati sulla trasformata di Fourier, li aveva
applicato al caso dell'Agip ottenendo dei risultati
straordinariamente precisi che contribuirono al suo successo nelle
attivita' di esplorazione petrolifera.
La trasformata di
Fourier generava degli spettri di moduli e frequenze che avevano un
aspetto estetico gradevole, indipendentemente dal loro significato.
Provammo a proiettare questi spettri sul sistema a colori prima
citato e ottenemmo con immensa sorpresa delle immagini bellissime,
assolutamente originali, affascinanti. Le vide Ida Gerosa, moglie di
un collega e amico, e ne fu incantata. Volle saperne di piu': come
si generavano queste immagini, come si modificavano, come si
rappresentavano. E fin qui niente di straordinario: ma il colpo
geniale, che caratterizza l'atto creativo dell'artista, Ida l'ebbe
quando intui' che poteva modificare le equazioni matematiche di
partenza per ottenere gli effetti di colore voluti.
Cosi' nacque una
splendida avventura. Ida stette qualche anno in laboratorio con noi,
in simbiosi con il calcolatore, creando dal nulla una nuova
tecnica pittorica basata su algoritmi matematici, gli stessi che
consentivano all'Agip di perforare pozzi con grande sicurezza. Le
fornimmo assistenza e facemmo in modo che per lei le equazioni
divenissero l'equivalente di quello che la tavolozza fu per
Michelangelo: uno strumento in grado di produrre capolavori, pero'
solo se in mano ad un artista. E con questa nuova tecnica per
dipingere Ida Gerosa comincio' a interagire nello spazio cromatico,
che seppe ben presto gestire con grande maestria, creando emozioni e
trasferendo all'esterno le sue intime visioni del mondo.
Mi sento
estremamente fortunata per aver avuto l'opportunita' di cominciare
questo lavoro di ricerca.
Ho visto, al momento giusto, quello che stava
accadendo, appunto, nel mondo della ricerca.
Partecipando, ho potuto vivere la nascita e lo
sviluppo di queste opportunita'.
Non potete capire quanto abbia amato la ricerca che ho
fatto.
Ma perche' l'ho fatto?
Agli inizi degli
anni '80, dopo aver superato quei difficili eppure importanti anni '70, avevo
cominciato ad avvertire attorno a me una trasformazione profonda.
Trasformazione che sentivo nelle mie cellule, sentivo un grande
fermento e ho capito che non potevo piu' rappresentare, con i mezzi
tradizionali, quello che intuivo. Il mondo era cambiato
radicalmente.
Per cui quando Pier Luigi Ridolfi, con molto intuito,
m'ha dato la possibilita' di sperimentare mi sono trovata davanti un
elaboratore per quell'epoca molto potente, costruito anche per
realizzare procedimenti grafici. Ho pensato che, forse, finalmente
avevo trovato la maniera di rappresentare la trasformazione che
sentivo attorno a me e soprattutto dentro di me.
E' iniziata cosi'
la mia "avventura". Ed e' nato, cosi', il primo programma grafico a
colori del mondo.
ORA vorrei fermarmi
un attimo per parlarvi della macchina su cui lavoravo. L'Acienda, la
IBM 7350.
L'Azienda aveva due
terminali video, uno per i comandi e uno per le immagini, legati ad
un'unita' centrale grande come una grande stanza. Memorizzavo le
immagini su nastri che sembravano le pizze dei film. Devo dire che
per fortuna ho fotografato le immagini che creavo, perche' oggi non
esistono piu' le unita' a nastro in grado di leggere quei supporti,
i lettori.
E' stato per me, un periodo grandioso e molto
emozionante.
Ricordo che
quando ho cominciato ad adoperare questo
elaboratore, per tante notti di seguito ho sognato colori, colori,
colori... Per la prima volta mi sono trovata di fronte a colori
saturi, pieni di luce e di forza. Mi sono sentita abbagliata.
E da allora, giorno
dopo giorno, e' cominciata a cambiare la mia maniera di ragionare,
il mio rapporto con il mondo, la mia mentalita', la mia impressione
di spazio e di tempo. E' diventato tutto estremamente veloce,
immediato.
Ho notato questo su
di me, ma recentemente ho letto un articolo che parlava del rapporto
dei bambini con il computer. Su quell'articolo divevano di aver
notato che quei bambini che lo usano sono piu' reattivi, piu'
pronti, piu' intuitivi.
Ma prima di continuare a parlare del mio lavoro,
vorrei dare uno sguardo molto veloce al percorso fatto dall'arte
con un computer.
Nei paesi industrializzati, dopo una trentina d'anni
di quasi clandestinita', da piu' di un decennio quest'arte sta
conoscendo una vera esplosione.
Ho parlato di
clandestinita' perche' i pochissimi che con molta passione hanno
cominciato ad esplorare quei terreni vergini, hanno faticato molto a
realizzare qualcosa che somigliasse ad un prodotto d'arte. Infatti
fino a circa 25-30 anni fa non esistevano i mezzi adatti, pure se
c'e' stato un grande desiderio di ricerca, ma senza un riscontro
interessante.
Pensate solo che
io stessa, come dicevo prima, ho iniziato nel 1983 a sperimentare con
l'Acienda 7350 dell'IBM, quell'elaboratore, quella macchina che, per
allora, era innovativa e straordinariamente potente. Eppure le
opportunita' di lavoro e di risultati, la sua memoria erano
assolutamente diversi da tutto quello che abbiamo oggi nei nostri
piccoli portatili o addirittura nei telefonini che ormai sono veri
computer.
Oggi l'arte virtuale e' in piena evoluzione. Ha un
avvenire pieno di promesse. E questo e' provato da un'abbondanza di
progetti, dall'apprezzamento del pubblico. Ha le sue scuole, i suoi
centri di ricerca.
Ed e' tale il
riconoscimento dell'importanza che stanno assumendo le arti basate
sulle tecnologie che si stanno sviluppando numerosi studi per
definirle e
posizionarle sia da un punto di vista di rapporto con le altre arti,
sia da un punto di vista semantico in quanto richiedono la creazione
di nuovi termini per poterne parlare.
Tante sono state e continuano ad essere le ricerche in
questo campo.
Ci si puo'
addirittura anche attendere che nel tempo si possa arrivare ad una
connessione diretta fra le reti neuronali artificiali dei computer
con le reti biologiche neuronali degli individui. E' chiaro che
connessioni di questo tipo potrebbero portare ad una pervasivita'
delle informazioni e delle immagini tale da trasformare
sostanzialmente la natura e la diffusione dei messaggi artistici.
Qui entriamo
pero' in un mondo di ricerca degli sviluppi futuri nel quale
scienza e fantasia tendono a confondersi. Ma questa, forse, e' la parte
piu' affascinante.
Voglio pero'
cogliere l'occasione per dirvi che in un laboratorio di ricerca
negli Stati Uniti, attraverso l'uso della risonanza magnetica sono
stati individuati nell'essere umano dei neuroni, definiti neuroni
specchio, che ricevendo e analizzando le immagini producono in noi
emozioni e sensazioni. Ma che cosa sono? Ad esempio se tra due
persone che si trovano di fronte, una di loro ride, l'altra e'
portata a ridere, ma e' cosi' anche per il pianto o la nausea ecc...
Adesso si stanno approntando macchine dotate di un proprio sistema a
specchio. Dunque in grado, al pari dell'uomo, di essere flessibili
apprendendo e imitando. A che servira'' questo? Per costruire in
maniera piu' facile i programmi da far girare sui computer, ma anche
per trasferire al computer con maggiore velocita' e precisione le
nostre sensazioni.
Ma torniamo agli
anni di ricerca e sperimentazione, durante i quali
sono esistite piu'
maniere per definire l'arte a computer. La prima usata e' stata
"Computer art", che metteva l'accento sull'arte fatta sulla macchina
stessa. Piu' tardi e' stata sostituita con l'espressione "Computer
science", che faceva riferimento alla scienza in pieno sviluppo,
sottendendo la tecnologia. Poi e' arrivato il termine "Arte
elettronica", categoria piu' vasta e fluida che si riferiva
principalmente alla videoarte. Negli anni '90 si uso' il termine
"Arte virtuale" oppure "cyberart". Per arrivare ora ad usare il
termine "Arte digitale" perche' sembra in grado di inglobare i
diversi aspetti di questa nuova arte e di rendere conto della sua
storia perche' fa riferimento alle sue specificita' tecniche.
Pero' fatemi
fare alcune riflessioni.
Ritornando a quello che dicevamo un attimo fa, chi
definirebbe oggi "operatore di computer" un signore che si siede al
volante ed accende la sua auto? Eppure, girando la chiave quel
signore ha messo in moto decine di computer: quello che governa
l'airbag, quello dell'ABS, quello del quadro strumenti e via
dicendo.
Lo stesso si
potrebbe dire per chi usa il telefonino: sta utilizzando decine di
altri computer, ma non e' certo un operatore di computer.
In definitiva
sto dicendo che e' molto diverso lavorare con il computer
utilizzando direttamente le sue capacita' e guidarlo
in un colloquio cosciente perche' esegua alcune operazioni da noi
finalizzate, dall'usare inconsciamente decine di computer che
costituiscono gli elementi componenti di un sistema creato a
supporto di un'operazione che non ha nulla a che fare con l'uso di
un computer.
Analogo
ragionamento si puo' fare per l'ormai diffuso termine "digitale".
Ogni registrazione
di dati, di suoni, di immagini, prima veniva fatta con sistemi
analogici cioe' con sistemi che riproducessero le
caratteristiche fisiche di cio' che si voleva registrare.
Con l'avvento del
computer si e' visto che era molto piu' facile e preciso trasformare
in numeri ogni fenomeno e poi registrare i numeri che erano la
rappresentazione numerica di tale fenomeno, chiamata con il termine
"digitale".
Pero' non si puo' chiamare "musica digitale" la
registrazione su CD di un concerto di Paganini suonato con uno
Stradivarius, pure se la tecnica di registrazione e' numerica, come
non si puo' chiamare "arte digitale" la rappresentazione
numerica della "Gioconda" quale la troviamo nel CD in vendita al
Louvre.
Quindi penso che
se si vogliono evitare confusioni di tipo semantico e di conseguenza
concettuali e' bene usare termini che indichino, in modo chiaro,
le tecniche utilizzate per produrre l'opera
d'arte, anche se non sono le tecniche o le denominazioni a
qualificarla o meno come opera d'arte.
In ogni caso, io personalmente preferisco il termine
computer art e me lo sentirete dire spesso, perche' e' un'arte fatta
con il computer e solo e sempre con il computer. Dall'idea alla
realizzazione di immagini in animazione, al montaggio delle varie
animazioni, fino alla proiezione nelle installazioni.
Proprio per
tutto questo che ho detto, prima di andare avanti fermiamoci ora un
attimo a parlare specificamente del computer.
Piu' che una tecnologia, e' l'essenza dell'idea del mondo, aiutato
dalla scienza che ne costituisce il substrato.
Il computer e' uno
stravolgimento, in senso positivo, della vita umana, cambia il
nostro rapporto con il tempo, la nostra maniera di vivere o di
rivivere, di anticipare, di attraversare l'arte. Cambia il nostro
rapporto con lo spazio, con il nostro stesso pensiero.
Possiamo dire
che l'arte con un computer e' estremamente diversa dalle modalita'
espressive tradizionali.
E soprattutto e'
diversa la maniera di espressione dovuta alle infinite possibilita'
offerte che permettono di arrivare a "visualizzare" attraverso
immagini immateriali le emozioni, i sentimenti, la nostra piu'
nascosta essenza.
E' quasi come se
si potesse ritornare indietro nel tempo fino a quel momento in cui
da neonati
avvertivamo molto profondamente tutto quello che ci circondava,
compreso l'amore della mamma. E i sentimenti erano avvertiti cosi'
acuti, densi perche' non avevamo la possibilita' di vedere
perfettamente, e tutti i nostri sensi erano acuiti e protesi verso
il mondo che ci circondava.
Ecco, quindi noi,
oggi, riuscendo a lavorare superando la barriera dello schermo,
riusciamo a visualizzare i nostri pensieri, i nostri sentimenti, le
nostre emozioni che, alla stessa maniera avvertiamo acute e dense.
Quale altro
mezzo tradizionale permette un viaggio cosi' affascinante
nell'universo piu' intimo?
Io credo che l'arte
elettronica in genere, la computer art in particolare, sia quella
che maggiormente rappresenta il mondo contemporaneo, cosi'
complesso, cosi' convulso eppure tanto nostro, tanto profondamente
umano.
Dicevo prima,
sono stata cosi' fortunata da poter assistere a tutti i cambiamenti
dei mezzi e delle possibilita' di uso per fare arte.
Oggi, momento in
cui tutto appare normale e "assorbito", forse per la prima volta
nella storia, ci rendiamo conto che l'arte non copia o modifica la
realta', ma la inventa. Ci muoviamo
dentro questo nuovo mondo in costruzione intuendo, creando possibili
strade alternative, pur se guidati dalle ferree leggi dell'arte.
La grandiosa
differenza con le circostanze passate sta nella possibilita' di
svincolarsi dai limiti delle normali percezioni; con l'immaginazione
possiamo dare una nuova forma non solo agli oggetti, ma soprattutto
alla sensibilita'. Ecco, riusciamo cosi' a "vedere" anche l'arte con
occhi nuovi.
E giorno dopo
giorno contribuiamo alla creazione e alla diffusione di un'arte
immateriale che ci appartiene profondamente. Giorno dopo giorno
reinvestiamo una storia. Una storia dell'arte.
In conclusione, che
cos'e' la computer art? Che cos'e' quest'arte che per esprimersi ha
bisogno di un computer?
Vi confesso che
anche io che l'ho vissuta dall'inizio, ho faticato a capire quale
era la maniera migliore per arrivare a "tirare fuori" l'opera
giusta. Ho messo del tempo per arrivare a capire veramente quello
che stavo facendo e quello che scoprivo.
Per riuscirci, dopo
tutto il lavoro tradizionale fatto prima, ho cercato di mettermi
davanti allo schermo video con uno spirito puro, per
dimenticare le opere passate e riuscire a mettermi in sintonia con
il mezzo e tutte le sue infinite opportunita'.
Per capire qual'era
la maniera giusta di operare ho scritto tutto quello che pensavo,
tutto quello che scoprivo, ho cercato scritti che mi potessero
introdurre, che potessero spiegarmi qualcosa, ma non c'era niente
sull'argomento. C'erano, in Italia, degli isolati ricercatori
che portavano avanti i loro pensieri, ognuno secondo il proprio
punto di vista. Ovviamente ci conoscevamo tutti. Qualcuno, forse due
o tre, e' rimasto e ancora lavora, altri hanno cambiato direzione di
interesse.
In quel periodo mi
sono trovata sola e il mio unico conforto e' stato un diario dove
annotavo pensieri, riflessioni, ansie, ma anche gioie.
Poi, negli anni
'90, quando
sono cominciate ad apparire timidamente opere create con un
computer. Ognuno ha cercato il proprio percorso di lavoro, ognuno ha
trovato una diversa, personale soluzione, perche' questo e' un mezzo
che consente qualunque direzione. Hanno cominciato a diffondersi
Festival di arte elettronica dove venivano soprattutto presentate
opere della piu' antica videoarte. Spesso ero sola con la mia
computer art. Solo piu' tardi si e' diffusa la net art e la web art,
la cosiddetta arte digitale che e' un'opera dipinta o
fotografica cambiata da elaborazioni al computer e poi stampata.
Oggi, a distanza
di tanti anni, sono assolutamente convinta che l'arte con un computer e'
quella che premette di visualizzare profondamente la nostra anima, i
nostri pensieri, la nostra essenza.
All'inizio,
quasi per creare un ponte con il mio passato artistico, ho costruito
un'opera figurativa che rappresentava un "uomo che attraversa la
giornata". Un'opera composta da 16 immagini elaborate
separatamente. Un'opera complessa, ma rappresentativa.
Poi ho capito
che la maniera giusta per lavorare era creare immagini astratte che,
mandate in animazione, penetrano nello spirito dello spettatore e lo
coinvolgono in maniera subliminale.
Ho capito che la
luce di emissione, il movimento, la costruzione delle immagini fatta
nella forma adatta riuscivano a trasmettere forti emozioni,
riuscivano a trasmettere le stesse forti sensazioni che io provo
lavorando.
Devo dire che
ancora oggi a distanza di cosi' tanti anni, ogni volta che mi siedo
davanti al computer mi succede di staccarmi completamente
dalla realta' e mi trovo a galleggiare, al di la' dello schermo, nel
tempo e nello spazio. E' come se, ogni volta, facessi un viaggio
all'interno della mia mente, dei miei pensieri, delle mie emozioni,
dei miei sentimenti.
Ma questa nuova
estetica, quest'arte immateriale come puo' essere vista?
Sono convinta che
proprio per il suo essere immateriale, la computer art debba essere
presentata allo spettatore con il rispetto di questa caratteristica.
Per questo creo installazioni che favoriscono l'immersione in
un'atmosfera particolare in grado di trasmettere quelle sensazioni
che ho provato creando le immagini. Emozioni che spingono lo
spettatore ad entrare, forse in maniera subliminale, nella sfera
dello spirito, del pensiero.
Comunque credo che
la maniera migliore per entrare nella computer art, sia vedere.