scuola - famiglia - territorio IL PROGETTO ARCOBALENO 

La storia

la ripresa

nuovo percorso

programma di un'edizione

relazione 2003

un laboratorio espressivo

FONDAZIONE PREMIO ALTINO  leo@fondazionepremioaltino.it 

Gli scavi romani e il Museo Archeologico Nazionale di Altino come una macchina del tempo.

Dal  23 maggio, e per tre giorni, nella cornice degli scavi romani e del borgo vecchio di Altino, cento ragazzi della scuola media inferiore di Quarto d’Altino hanno viaggiato a ritroso nel tempo alla scoperta delle origini della città.
Promosso dalla Fondazione PREMIO ALTINO e dal Comune di Quarto d’Altino il Progetto Arcobaleno ha ottenuto il patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, della Soprintendenza per i Beni Archeologici del Veneto, della Regione del Veneto, della Provincia di Venezia, dell’Associazione Claudia Augusta e del Gazzettino, e si è avvalso della collaborazione di numerosi Enti prestigiosi: il Museo Archeologico Nazionale di Altino, la Provincia di Venezia - Assessorato alla Cultura, la Fondazione Querini Stampalia, il Comune di Venezia - Servizio Protezione Civile, il Parco Naturale Regionale del Fiume Sile… I contributi per la realizzazione del progetto sono stati erogati dalla Regione del Veneto, dalla Provincia di Venezia, dal Comune di Quarto d’Altino, dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Venezia e da parte di alcune aziende private, mentre l’organizzazione è stata condotta dalla Fondazione Premio Altino.

La direzione del progetto ha proposto un programma particolarmente ricco di attività didattiche e di manifestazioni culturali che hanno offerto a giovani e adulti buone opportunità di socializzazione e di crescita e hanno permesso di valorizzare l’area archeologica come centro culturale, turistico e ricreativo.

I ragazzi, insieme ai loro animatori e a numerosi genitori in servizio, hanno vissuto per più giorni in un vero e proprio accampamento allestito presso l’area archeologica di Altino. Un’aula sotto il cielo per un viaggio dentro la storia, fra rievocazioni - sulla strada romana hanno sfilato persino i legionari – gare, giochi ispirati al mondo antico; visite guidate al museo e laboratori didattici; spettacoli di musica e danza aperti al pubblico nel vicus iuvenum e nel borgo vecchio con “Altino effetto notte”. E poi il confronto fra i mestieri di Altino romana e quelli della Venezia settecentesca nelle incisioni della Fondazione Querini Stampalia; la scoperta della città antica e delle tracce del suo ambiente originario, ancora leggibili nel Parco del fiume Sile; l’esperienza dell’arte romana e di quella contemporanea nello studio dello scultore Simon Benetton.

Un altro ponte di collegamento fra il passato ed il presente è stato rappresentato dal Premio Altino che viene  assegnato a personaggi  dell’arte, della ricerca, dell’economia, dello sport, che si sono distinti nelle singole discipline e che sono oggi un importante punto di riferimento per l’educazione dei giovani. Protagonisti di quest’anno sono stati Dino De Poli, presidente della Fondazione Cassamarca di Treviso; Luigi Rincicotti, pittore, marchigiano d’origine, trevigiano d’adozione; Carlo Moretti, continuatore di una delle dinastie del vetro di Murano, industriale e designer; Davino De Poli, Amministratore delegato del Cantiere navale De Poli di Pellestrina.

Nel porto di Altino comincia la storia di Venezia: ripercorrerla, rileggerne i segni sul territorio, è un modo, per i più giovani specialmente, di ritrovarsi, di conoscersi e di riconoscersi parte di una comunità.

E’ per questo che 100 ragazzi Altinati hanno deciso di vivere l’esperienza del Progetto Arcobaleno iniziata venerdì 23 maggio alle ore 14, subito dopo il termine della scuola. Ognuno dei giovani è arrivato al campo carico d’entusiasmo e di curiosità e l’idea di  sapere con chi si sarebbe dormito in tenda, che cosa si sarebbe fatto in quei tre giorni e come sarebbe andato lo spettacolo di gala del sabato sera li riempiva di gioia ed emozione.

Arrivati tutti i partecipanti, il presidente della Fondazione Premio Altino prof. Leonardo Trevisan ha invitato i ragazzi nella platea teatrale per accoglierli, salutarli e presentare loro gli educatori-operatori didattici che li avrebbero seguiti per tutto il tempo. Al termine di questo primo incontro i ragazzi sono stati divisi in sei gruppi ed è stata assegnata loro la tenda. I gruppi sono stati mantenuti per tutta la durata del campo perciò i giovani hanno avuto un costante punto di riferimento nell’educatore che dopo tre giorni aveva assunto persino il ruolo del grande amico. Durante i giorni al campo è stato lasciato ampio spazio ai giochi che raramente avevano un carattere meramente ludico dal momento che buona parte di essi avevano come obiettivo la conoscenza di usi e costumi dell’antico popolo romano.

Tutti i giochi e le attività svolte prevedevano un punteggio che sarebbe servito a vincere il premio finale. Il gioco dei secchi d’acqua, dato il caldo della giornata, è subito piaciuto e ha permesso agli educatori di iniziare a conoscere i ragazzi. A questo primo momento ludico è seguito “il gioco dei messaggeri”. I ragazzi avevano pochi minuti di tempo per leggere un breve testo sul tema dei mestieri dell’antica Roma e poter così rispondere alle domande con un messaggero. Con questo gioco si è creato immediatamente lo stimolo al lavoro di gruppo, l’attenzione alla lettura per il desiderio di vincere e soprattutto la volontà di scegliere insieme le persone più adatte al ruolo del portavoce e del messaggero.

I punteggi finali avevano lo scopo di creare una graduatoria dei gruppi, seguendo la quale i ragazzi potevano scegliere il loro nome: un mestiere antico tra i dieci proposti che riconducevano ad almeno uno dei reperti archeologici presenti nel museo di Altino.
Da quel momento i ragazzi si sono identificati nel mestiere antico che più li soddisfaceva. Erano così pronti a svolgere le attività didattiche previste. Sono entrati nel museo di Altino con il proprio animatore e hanno seguito il consiglio di “ascoltare” i reperti, di “farli parlare” di quei mestieri di cui avevano già conoscenze scolastiche e che erano riusciti ad approfondire durante il gioco. Carichi di esperienza, durante l’attività “mani in pasta con i romani”, si sono divertiti a creare con fantasia degli oggetti con l’argilla, quasi come facevano gli antichi vasai. Il contatto con la materia da plasmare li ha stimolati e ha permesso di ottenere, in taluni casi, risultati di raffinata delicatezza.

Dopo la pausa della cena si è dato il via alla seconda parte dei giochi ludico didattici dal nome “giochiamo con lo scudo, pensiamo con la toga”. Anche durante la serata si sono alternati giochi di puro svago e fisici, a giochi intellettivi. “La staffetta delle frasi” è risultata impegnativa per i ragazzi, ma ha dato buoni risultati, il gioco “dei manichini” ha determinato un buon affiatamento di squadra e il “tiro alla fune” ha animato lo spirito competitivo di ogni componente, maschi e femmine, piccoli e grandi. Alle 22.30 il desiderio di fare festa non era ancora passato. Anche se stremati dalla giornata in loro, il desiderio di stare insieme agli altri, la novità per alcuni di stare a dormire in tenda con altri ragazzi e i tanti stimoli ricevuti durante la giornata, non potevano essere spenti così in fretta. Una musica da discoteca li ha subito coinvolti, trasformando per una mezz’ora il campo in un luogo di ballo. Contenti di quest’ultima iniziativa, ma stanchi delle tante novità i ragazzi si sono poi diretti alle tende per il meritato riposo.

Il chiacchiericcio notturno dei ragazzi e le ronde di guardia da parte dei genitori hanno aiutato a creare un clima di dolce serenità, rendendo la notte un’esperienza indimenticabile per tutti: i ragazzi, gli educatori e i genitori stessi.
Il risveglio del sabato mattina è stato brusco e ad un’ora inconsueta visto che la scuola attendeva, ma subito il piacere di ritrovarsi tutti insieme ha stemperato la fatica. Dopo la colazione tutti pronti per la giornata di scuola e il successivo ritorno al campo. Durante la mattinata il campo si è rianimato, oltre che dal continuo lavoro dei genitori e volontari, anche da parte del gruppo di archeologia sperimentale di Villadose. Il gruppo, esperto nella rievocazione storica dei legionari romani, è arrivato in mattinata per allestire l’accampamento. Indossati i vestiti e le armature da legionari, hanno accolto altri ragazzi di scuola elementare. Fra l’entusiasmo e la curiosità dei piccoli spettatori, hanno spiegato loro le tecniche, i costumi e lo stile di vita dei personaggi interpretati, terminando con delle esercitazioni di tecniche di guerra, come ad esempio la formazione a testuggine e il combattimento corpo a corpo con gladio e scudo. Terminata la scuola, i ragazzi del Progetto Arcobaleno hanno fatto ritorno al campo per il pranzo e poi si sono nuovamente riuniti in gruppi per continuare le attività con gli educatori.

Inizialmente gli animatori hanno presentato alle proprie squadre i candidati al Premio Altino: Dino De Poli, Luigi Rincicotti, Carlo Moretti, Davino De Poli. Il desiderio era di stimolare i ragazzi a porre delle domande ai candidati che avrebbero incontrato nel pomeriggio. Questo momento di scoperta delle diverse professionalità è stato particolarmente interessante e ha incuriosito i giovani al punto di preparare fin troppe domande ai loro “docenti speciali”. Nel pomeriggio, prima dell’incontro con i candidati al Premio Altino, alcuni ragazzi hanno avuto modo di seguire le rievocazioni dei legionari romani del gruppo di Villadose mentre altri hanno seguito l’attività proposta dal gruppo dei Beni Culturali della Protezione Civile del Comune di Venezia che ha svolto, insieme ai ragazzi, un’esercitazione teorico-pratica per il recupero di beni librari. Ai ragazzi è stato chiesto di fare un piccolo sforzo di fantasia, immaginando di trovarsi in una situazione reale, seguendo passo per passo le varie fasi di recupero. Sono state ricreate le condizioni sfavorevoli di un’alluvione ed è stato spiegato quanto sia importante intervenire delicatamente per non compromettere ulteriormente lo stato delle opere ed è stato insegnato ai ragazzi come recuperare, ripulire e rendere di nuovo utilizzabile un bene librario.

Nel pomeriggio, dopo il momento della premiazione finale dei giochi che ha visto la consegna di uno scatolone pieno di goloserie al gruppo vincente e numerosi premi di consolazione per tutti gli altri, i ragazzi riposati ma nervosi ed emozionati per la tanto attesa serata di gala, hanno potuto conoscere e parlare con i candidati al Premio Altino. Interessati alle loro carriere e al modo in cui si sono fatti strada nella vita i ragazzi hanno posto le loro domande ai premiati.
La serata di gala dopo la rievocazione in costume di un rito nuziale secondo le usanze dell’antica Roma da parte del gruppo archeologico di Villadose, ha visto i ragazzi trasformati in veri protagonisti: si sono esibiti come abili professionisti in spettacoli di canto e ballo dopo essersi preparati con tenacia ed impegno durante tutto l’anno. Il gran finale, un virtuosistico balletto ispirato alle musiche del Gladiatore, ha coinvolto la scultura “Il viaggio” di Simon Benetton, posta come scenografia del palcoscenico, catturando emotivamente i numerosi spettatori che per l’occasione avevano superato il migliaio di presenze.

Stanchi della lunga giornata ma pieni di gioia e soddisfazione i giovani altinati dopo i saluti sono andati a riposare e, a differenza della notte precedente, nessun chiacchierio si è alzato dalle tende.
La domenica mattina i ragazzi, dopo la colazione, sono stati divisi in due gruppi per le escursioni programmate. Un gruppo ha visitato il museo della Fondazione Querini Stampalia di Venezia, con particolare attenzione ai mestieri settecenteschi visti attraverso le opere e gli arredi lì conservati mentre il secondo gruppo ha visitato il laboratorio e il museo dello scultore trevigiano Simon Benetton e successivamente il Parco Naturale del fiume Sile. Entrambe le esperienze hanno coinvolto attivamente i ragazzi, che hanno dimostrato interesse a questi nuovi mondi culturali. Al campo è seguito il pranzo, il riordino delle tende e i preparativi per il rientro a casa ed un’enorme torta con un arcobaleno di zucchero colorato ha raccolto intorno se per un emozionante ma sincero saluto tutti i ragazzi, gli operatori didattici, i genitori in servizio, i tecnici e i numerosi collaboratori che per tre giorni si sono resi completamente disponibili.
La cena di domenica sera organizzata nel borgo vecchio di Altino con la degustazione di piatti tipici e l’ulteriore spettacolo di arte varia con altri giovani protagonisti hanno permesso di saldare e intrecciare ancora più i rapporti di socializzazione e collaborazione fra le numerose persone che a titolo diverso hanno offerto gratuitamente la propria professionalità.
                                                              
                                                                                                              Educatori, animatori e operatori didattici

"Non c'è storia se non nei fenomeni che continuano nel presente" 
(Marc Block)

                                                 Babet Trevisan

Se si desidera comprendere la storia, l’evoluzione umana e l’arte, sicuramente non è sufficiente accostarsi a questi argomenti in modo teorico, bisogna relazionare con le fonti e i documenti che testimoniano il nostro passato.

Educare alla storia e all’arte con l’arte permette di accrescere nei giovani la capacità di riconoscere ed apprezzare “oggetti concreti” e di risalire perciò all’astrazione dei fenomeni.

Le testimonianze storico-artistiche presenti nella zona archeologica di Altino adibita a villaggio-scuola  in virtù della loro polivalenza culturale possono essere considerate un ottimo strumento educativo per i giovani dal momento che esse racchiudono molti degli insegnamenti che sono alla base della struttura formativa della scuola.

A maggio durante l’esperienza di vita comunitaria il museo di Altino diviene per i ragazzi un’estensione del sapere stesso dove verrà insegnato loro a riconoscere e rispettare il bene culturale, a dare risposta a curiosità sugli aspetti della vita concreta di uomini vissuti nel passato e a rafforzare la capacità di osservazione e formulazione di giudizi critici.

L’obiettivo di far vivere i ragazzi in una zona così ricca di testimonianze storiche e a contatto con le opere d’arte è di far capire loro che il museo non è uno spazio destinato esclusivamente alla conservazione e all’esposizione di beni culturali ma è un laboratorio di studio e di esercitazione dove ognuno può cercare di cogliere quel sottile filo emotivo che lega il presente al passato e al futuro.


2° Salone dei beni culturali
Venezia dicembre 1998
I fascicoli delle Edizione '93, '94, 95, '97, '98 del Pregetto Arcobaleno - PREMIO ALTINO presenti nello stand della Provincia di Venezia.


Verona 21 - 22 settembre 1999
I fascicoli delle Edizione '93, '94, 95, '97, '98 del Pregetto Arcobaleno - PREMIO ALTINO presenti alla terza conferenza regionale dei musei del veneto.
 

Vivere tutti assieme a contatto con la natura e con una civiltà molto antica è stata un’emozione più che unica e meravigliosa che mai dimenticheremo. 

Si vive un sogno; si riescono ad immaginare le tipiche scene di una vita vissuta da persone semplici che sono riuscite a racchiudere  una parte della loro esistenza, dei loro sentimenti, della loro vita che nemmeno il tempo ha cancellato.
Osservando attentamente infatti tutto ciò che ci circonda qui ad Altino, riusciamo anche a comunicare con ciò che ne resta e comprendere e vivere ciò che succedeva… Chi meglio di Altino stessa può raccontare una storia? Mille fatti e mille sogni ci sono stati narrati e dovranno tuttavia restare segreti; solo chi saprà avvertire ogni minimo respiro di questa terra, verrà a conoscere ciò che è esistito e che ancora oggi continua a vivere.

le alunne
Chiara Varin, Valentina Milani, Linda De Pieri

home