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PIAVE E PREALPI
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| Altino |
LAGUNA - PREALPI nei dintorni e lungo la Claudia Augusta |
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| La Marca Trevigiana | Piave e prealpi | ||
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Alcuni reperti preistorici, conservati in vari musei, testimoniano che la Vallata pedemontana della Marca Trevigiana fu abitata fin da tempi antichissimi. Numerose risultano anche le testimonianze che documentano il periodo romano, longobardo e medievale. Tra i molteplici aspetti di carattere, storico, sociale ed economico della zona si evidenziano: la presenza, fin dall’epoca romana, di presidi militari, l’Abbazia di Follina che, rifondata dai monaci cistercensi attorno al 1150, diventò progressivamente fulcro di varie attività e il susseguirsi di vari dominii da quello della Serenissima a quello dell’impero Asburgico. Con la realizzazione di nuovi e più idonei collegamenti viari, la Vallata uscì lentamente dal suo isolamento iniziando un faticoso cammino (turbato anche da due guerre mondiali e dall’esodo emigratorio) fino ad arrivare all’attuale benessere economico e sociale.
Escursioni e
itinerari permettono oggi di conoscere meglio la natura, la storia,
l’arte e soprattutto la cultura popolare del bellissimo territorio
“Piave - Prealpi”. IL PERCORSO DELLA CLAUDIA AUGUSTA
In località
dei Mercatelli di Colfosco la Claudia Augusta attraversava il fiume
Piave. Sono ancora visibili i resti di un ponte romano e una
massicciata a sostegno della strada. Quasi tutti gli studiosi concordano sul tratto della strada imperiale da Altino all’oratorio di S. Anna località di Susegana, mentre propongono tesi diverse sul restante percorso. Alberto Alpago Novello fa salire la Claudia Altinate per il Passo Praderàdego, Fraccaro la vedeva invece risalire il passo S. Boldo, Luciano Bosio la fa snodare lungo la valle del Piave, passando per Valdobbiadene, Segusino, Vas e Marziai, per poi ripiegare a Cesana verso Busche e Feltre (stesso percorso della strada romana Opitergiun - Tridentum), De Bon riteneva che essa risalisse il Piave fino a Monte Croce Comelico per proseguire poi verso la Val Pusteria e il Brennero, Binotto e Villa la fanno risalire da Valdobbiadene verso il Cesen ed il Capitel de Garda sopra Lentiai per poi scendere a Cesana e proseguire verso Cesiomaggiore. Altri pensavano al Fadalto come via d'accesso da Serravalle verso il Cadore.
Stazioni e distanze |
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Da visitare |
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Conegliano La città del Cima, di cui conserva la casa natale ed una bellissima Pala nel Duomo. Frequentatissimo il Castello in posizione panoramica. Ricca di fascino, di storia, di arte e di cultura. |
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Vittorio Veneto Nato dalla fusione di Ceneda e Serravalle. Castelli, palazzi, centri pieni di fascino... Opere di Sansovino, del Tiziano e di Francesco da Milano. Ricca di storia, arte, natura e cultura. |
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Susegana Su di un colle nei pressi di Susegana sorge il castello del XIV secolo appartenuto da sempre ai Conti di Collalto. E’ uno dei più vasti sistemi fortificati e occupa la sommità di un colle con un doppio giro di mura. Subì gravi danni durante la prima guerra mondiale. Restaurato, ora rappresenta un monumento molto apprezzato dai visitatori. Nelle vicinanze il Pontevecchio attribuito all'età romana nel torrente Crevada lungo la strada vecchia trevigiana e l'interessante Museo dell'Uomo. |
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Oderzo Evidenzia bene i segni rimasti della Opitergium romana e allo stesso tempo è innovativa nel reinterpretare il centro e le contrade del nucleo urbano più antico. Portobuffolè Piccola cittadina medievale. |
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DUE ITINERARI SULLA CLAUDIA AUGUSTA E DINTORNI |
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Itinerario S. ANNA - FOLLINA Enrico Dall'Anese - Leonardo Trevisan Dall’oratorio di Sant’Anna, presso Falzè, a Follina, il tracciato della Claudia Augusta, che si snoda in gran parte lungo la valle del Soligo, può costituire oggi un itinerario particolarmente interessante dal punto di vista paesaggistico, storico e artistico. Citiamo le caratteristiche più significative e le deviazioni più importanti lungo la strada che da S. Anna porta a Follina attraversando il centro di Pieve di Soligo. L'itinerario inizia in località Mercatelli presso la suggestiva chiesetta di Sant’Anna davanti alla quale sono visibili i resti del ponte romano. Nei pressi, confluenza del fiume Soligo nel Piave. Località Boffot
A destra deviazione verso il castello di Collalto
(Km. 1). Il bianco
massiccio
torrione ricorda ancora la leggenda di Bianca, ambien-tata in epoca
medievale, “murata” viva per gelosia dalla crudele castellana.
Imboccando la stessa deviazione si può salire presto a Barbisano, compresa tra il
fiume Soligo e il torrente Lierza.
Pieve di Soligo Tradizionale capoluogo del Quartier del Piave, centro industrialee commerciale. Il ponte “contenzioso” ricorda ancora la suddivisione della cittadina, in epoca medievale, tra Pieve del Contà e Pieve del Trevisan.
Nella chiesa arcipretale tomba del Toniolo (1845-1918) che fu tra i
pionieri della sociologia cristiana che diedero ispirazione anche alla
Rerum Novarum di Papa Leone XIII.
Pieve di Soligo è
crocevia verso i centri più noti del Quartier del Piave e della
Valle del Soligo. Sul colle di San Gallo, con stupendo panorama, il suggestivo oratorio omonimo e manifestazioni con “saluto alla primavera” nel periodo pasquale. Nella parrocchiale, pala di Francesco da Milano e opere del Bellucci. Importante oratorio di Santa Maria Nova con notevole cielo pittorico dei sec. XIV-XV. Escursioni sul Col de Fer e a Collagù (oratorio dell'addolorata). Personaggi illustri: Benedetto da Soligo, Antonio e Giovanni Battista Bellucci, Paolo e Giuseppe Gallo de Lorenzi, Giacomo Cambrucci e Quirico Viviani. Solighetto, in epoca medievale “gastaldia” col “Castelletto”, oggi centro residenziale.
Parrocchiale con tela
del De Lorenzi e imponente affresco del Demin (1786-1859) raffigurante
la
proclamazione del dogma della Immacolata Concezione. Ad ovest della
piazza della Chiesa
A
Solighetto, deviazione a destra verso Refrontolo e la valle del Lierza.
Manifestazioni: Mostra del Prosecco e Marzemino (Refrontolo passito DOC) in primavera; sfilata di carri allegorici della passata civiltà contadina a San Martino. Personaggi illustri: Domenico Capretta, Antonio Maria Antoniazzi, Pietro dalle Ceste, Angelo Lorenzon. Nei pressi, a Km. 3, la celebre Pieve di San Pietro di Feletto. Due Km. a nord di Refrontolo, lungo il torrente Lierze, il celebre Molinetto della Croda. La rustica costruzione, quasi incastrata in una piega della roccia, è in stile composito veneto in pietra locale e mattoni e costituisce un notevole centro paesaggistico e culturale. Località Pedeguarda A destra, deviazione per Rolle con ameno paesaggio collinale lungo le Marzole. Rolle è nodo stradale collinare. Nella parrocchiale, pala del Dall'Oglio. Nelle vicinanze suggestivi oratori di Santa Lucia e Santa Eurosia. Località La Bella. A destra deviazione per Farrò (Km. 3) adagiata sui colli del Soligo con pittore-schi panorami. Nella parrocchiale, pala attribuita al Frigimelica. Deviazione a sinistra per Premaor e Campea (Km. 3). Campea presenta notevoli scorci paesag-gistici ed urbanistici con la villa Gera e la bella chiesa parrocchiale con tabernacolo di stile barocco. Patria del celebre artista Marco Casagrande (1804-1880). Follina Posta in suggestiva posizione ai piedi delle Prealpi; un tempo “culla” dell’industria tessile. Stupenda abbazia cistercense con Basilica (1305 - 1335) e pregevole chiostro (1268); culto mariano. Palazzo Barbesin Rusca, Tandura, Bernardi; villa Serra. Personaggi illustri: Jacopo Bernardi, Paolo Bernardi, Domenico Rosina, Agostino Moretti. A sinistra bivio per Miane e la sella di Combai; a destra per Cison di Valmarino.
Cison di Valmarino. Capoluogo politico
della contea feudale, con molte vestigia dell’antico splendore. |
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CastelBrando |
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DA FOLLINA VERSO IL SENTIERO "Claudia Augusta" 1028 |
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Percorso |
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Itinerario S. ANNA - VIDOR
Oratorio di S.Anna
A sinistra deviazione
per il Piave e le Fontane bianche.
Sernaglia della
Battaglia, al centro della piana omonima. Signoria con castello, ora
scomparso,
in epoca medievale. Monumento all’emigrante davanti al municipio e
monumento ai caduti di Giovanni Possamai (1922) in piazza S. Rocco.
Campanile su disegno attribuito al Sansovino (1640).
Sfilata di carri allegorici a San Valentino. A Sernaglia, deviazione per Farra di Soligo e Col San Martino (4 Km).
Farra è situata ai piedi della catena collinare. Ritrovamenti preistorici sulla Porchera. “Farra” longobarda. Ville venete: casa Savoini, villa Palladiana, Canonica, il Palazzo, ora casa di soggiorno ENAM.
Festa della fragola e
dell’asparago a maggio e Festa dell’uva con sfilata dei carri
allegorici, i “vendemmiali” a settembre. Nei dintorni, le torri di Credazzo a nord del borgo omonimo.
Torri
superstiti, ora restaurate, di
una fortezza costruita intorno al secolo IX quale baluardo
contro le incursioni degli Ungheri.
Col San Martino è importante centro vitivinicolo, punto di partenza di
escursioni con ampio panorama, in particolare all’oratorio di San
Vigilio e
Fontigo, sulla riva sinistra del Piave presso numerose risorgive.
Moriago della Battaglia. Centro della piana sud-orientale del Quartier
del Piave. Insediamenti preistorici e romani. Torre dei Caminesi e
antico convento (resti) sulla Cornarota. Chiesa parrocchiale con celebre
tavola del Pordenone (1527-28), affreschi di B. Modolo e G. Cadorin.
Monumento alla donna emigrante. Corpo bandistico sorto nel 1827.
Personaggi illustri: gli artisti Carlo Conte e Luigi Gay. Presso la località Alnè deviazione a destra per Mosnigo, a meridione della zona dei Palù. Chiesa parrocchiale con pala del Gasparini. In estate festa dello gnocco e mostra-artigianato (La contrada dei vecchi mestieri) in un’antica via denominata “Francia”. Vidor, presso l’omonimo ponte sul Piave. Necropoli tardo-romana. In epoca medievale importante castello, ora distrutto, e rilevante porto sul Piave. Abbazia di Santa Bona. Parrocchiale con pale di F. Zugno e affreschi di G. Cadorin. Chiesetta monumento ai caduti, con ampio panorama, sulla sommità del colle. Mostra del vino in primavera. |
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ANDREA ZANZOTTO
Tatiana Santin |
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Ho spento la radio, disattivato il telefono. L'auto corre lungo questa strada, insolitamente quasi deserta, portandomi verso Pieve di Soligo. Per due ore canzonette e melodie varie si sono frammischiate al rumore assordante e continuo della pioggia, ed ora, mentre le ultime gocce si fanno sempre più rare, è piacevole gustare il silenzio che si dipana tutt'attorno. Le nuvole velocemente diradano e una luce limpida, vivace, si va diffondendo; il paesaggio si accende di colori intensi come ricoperto all'improvviso da uno smalto trasparente e luminoso. In lontananza l'azzurro terso del cielo s'increspa qua e là nel blu turchese delle montagne e accentua il suo tono nel contrasto cromatico con il verde delle colline, percorse da ordinati filari di viti,
"... dal cielo è questo
scrigno di paesi mi tornano in mente alcuni versi di Andrea Zanzotto,
“dal cielo è
l’ordine tenace e leggero lascio scivolare piano l’automobile attraverso l’intrico di strade e case
“… e dal cielo è la strada sono a Pieve. Ne percorro un po’ a caso le vie: la piazza, il palazzo che fu dei Balbi Valier, il ponte sul Soligo, l’elegante chiesa dalle linee romaniche, i negozi, gli edifici vecchi e nuovi. Tutto parla di un piccolo mondo attivo ed intraprendente, a volte frenetico, ma anche del ricordo di ritmi più lenti, di una società rimasta per secoli immutata, composta da contadini e artigiani, un mosaico di figure e piccoli mestieri, “mistieroi”, che ritornano in echi malinconici attraverso la poesia di Zanzotto.
"Onde éla la Pina dei giornai dove sono i carer i justambrele, i bandeta e i conzhacareghe... dov'è il “vecio parlar”,
“parlar porèt, da poreti, ma s'cèt All’imboccatura di una stretta viuzza, incassata tra due case, c’è un cartello che indica Cal Santa. E’ qui, in questa strada che porta verso il cimitero, che il poeta ha vissuto la propria infanzia, nella contrada animata da mille voci e rumori, scandita da gesti e rituali, nutrita da un forte sentimento religioso. Lungo il suo percorso sorgevano infatti edicole e capitelli a segnare le tappe di una Via Crucis che dalla chiesa parrocchiale, passando sotto un arco in laterizio (forse simbolo della Porta di Gerusalemme) conduceva all’Oratorio del Calvario,
“… in un flash di rogo, in Cal Santa,
ripristinate (rifratte Proseguo. La strada avanza verso le colline, verso il “pigro verdeggiare d’uve”, verso “Dolle verdissima di meli” e la “fredda Campèa”, mentre sulla sinistra scorre il Soligo
“che cinge gli ostacoli Le orlature sinuose dei colli e dei monti accolgono lo sguardo all’orizzonte, verso nord; le loro sagome si stagliano nette sullo sfondo celeste…
“fedele azzurro del nord”… Davvero quei rilievi sembrano cingere in un abbraccio i paesi di questa porzione di terra, davvero, come ha detto qualcuno, sembrano quasi volerla difendere, racchiudere. Eppure, allo stesso tempo, sono un invito a salire, a guardare oltre. Più in là, a settentrione, c’è il nord, c’è l’Europa; verso quei luoghi si mossero merci e tradizioni già dal periodo romano, verso di essi si sono diretti, fino agli anni ‘60, tanti emigranti per trovare lavoro; da lì sono venuti, nel corso dei secoli, eserciti invasori ma anche idee nuove e cultura. Così, l’ambiente e la storia hanno modellato il carattere di questa gente, con l’animo racchiuso e fittamente stretto da mille radici al proprio territorio, ma con occhi e mente capaci di cercare altrove. Caparbietà ed inventiva, dedizione e vitalità hanno nutrito l’impegno e il lavoro di intellettuali ed artisti noti anche all’estero (come lo scultore Marco Casagrande che in Ungheria ha realizzato i suoi capolavori), o si sono concretizzate nel sorprendente sviluppo economico ed imprenditoriale degli ultimi decenni. Quanto di tutto questo respira nei versi di Zanzotto, li percorre in filigrana, sotto ed in mezzo ad una poesia pur formata da complessi strati, impregnata dall’accoglimento di nozioni e concetti che provengono da un vastissimo campo disciplinare. Fisica, linguistica, alta letteratura, matematica, psicologia e altro, molto altro ancora entra e si coagula nella sua poesia. Ma ogni elemento “si accomoda”, si immerge e sommerge in una trama più profonda, intessuta dal composito patrimonio visivo, linguistico, umano della zona,…
“O golfo della terra
Intanto la macchina ha
corso fino a Follina. Sono ferma ad uno stop. Davanti si affaccia
l’abbazia dei cistercensi, con i suoi giochi di luce ed ombra ed i suoi
armonici ritmi di linee ed archi. Adiacente ad essa si alza la basilica
con la torre campanaria. Vi è uno strano silenzio che promana da questo
luogo, ed un senso di accogliente, appagante solitudine, di ordine ed
equilibrio che vengono da lontano, da secoli tanto diversi dal nostro,
ma da un bisogno sempre vivo nell’uomo, dalla sua ricerca di una
dimensione spirituale e pacificatoria, dal suo anelito al sacro. |
Se girassi a destra
arriverei a Cison di Valmarino, capoluogo politico dell’antica contea
dei Brandolini, con il suo castello che domina dall’alto tutta la
vallata, con le sue case strette l’una all’altra, ed angoli che
respirano ancora atmosfere medievali.
“e poi ci metteremo a
tavola di fronte a una Ridiscendo lungo la strada che porta a Col San Martino e proseguo poi lungo la via che attraversa i Palù, un’area in origine paludosa che i monaci benedettini seppero trasformare in una sorta di sontuoso giardino, un intarsio di prati, campi e canali, un sovrabbondare di alberi e piante con un ventaglio ricchissimo di tonalità di verde…
“non si sa quanto verde
Ora sono a Sernaglia. Mentre passo il centro do un’occhiata ad una piccola osteria che fa angolo; era l’osteria di Giocondo Pillonetto, poeta e grande amico di Zanzotto. Nel suo locale facevano tappa artisti e scrittori di grande levatura: tra gli altri Diego Valeri, Giovanni Comisso, Giuseppe Berto, Carlo Conte. Quell’ambiente semplice e disadorno faceva da cornice ad interminabili discussioni letterarie, accompagnate da lettura di versi, battute scherzose, bicchieri di vino; vi si confrontavano opinioni e nuovi stimoli culturali ma vi si elaboravano anche iniziative concrete per il paese, come la Sfilata di carri allegorici a Carnevale o i viaggi frequenti di Pillonetto e Conte a Milano per raccogliere, nell’immediato dopoguerra, provviste per i compaesani. Letteratura ed arte vissute intensamente e totalmente, impegno, solidarietà, amicizia: questo l’ideale che vi si coltivava in modo poco appariscente ma costante, partecipe e sincero; questo l’ideale di cultura che ha sempre accompagnato Zanzotto e che ha trovato più volte espressione sul territorio, attraverso figure diverse di intellettuali, artigiani, artisti. Quale contrasto con quanto invece è accaduto a pochi chilometri di distanza, sulla linea del Piave, dove si sono fronteggiati l’esercito austriaco e quello italiano nell’ultimo periodo della Prima Gierra Mondiale. Il ricordo si perpetua nei toponimi: Sernaglia della Battaglia, Moriago della Battaglia, ma anche Isola dei Morti, il parco naturalistico che porta nel nome la memoria di quanti persero la propria vita in quel frangente storico. Scelto ad uso di esigenze celebrative, quel nome si offre in realtà come crudo controcanto ad ogni retorica, per esprimere con una sola parola l’essenza della guerra: morte. Il fronte italiano era appostato sulla riva destra del fiume, nei pressi del Montello, scenario de Il Galateo in bosco. La sagoma del colle, d’un verde scuro e profondo, spicca sull’estensione piana che lo circonda. Rimane ancora, a ricoprirlo, parte di quella foresta un tempo tanto estesa, che forniva prezioso legname alla flotta della Serenissima.
“E fronde cupe cupe nel
fondo Al suo interno pare ancora di potersi imbattere, per qualche caso fortuito, nei personaggi creati dalla fantasia popolare: il diavolo o le fate che si diceva sostassero in quei boschi, il Mazzarol, una specie di gnomo dispettoso vestito di rosso, oppure quel mago “strambo” e sfortunato del Barba Zhucòn…
“E dietro quello sprone
losco Ora l'auto è ferma, davanti alle sponde del Piave che scorre curvandosi sul letto di ghiaia e ciottoli accumulati e lisciati del suo flusso antico e continuo...
"Era ad era, minuzia a
minuzia, Scendendo, posso respirare l'aria "ripulita" dalla pioggia e ascoltare il mormorio sommesso dell'acqua diretta verso il mare. L'ansa del fiume racchiude a sud l'area del Quartier del Piave come i rilievi collinari e montuosi fanno a nord, dando l'immagine di una porzione che la natura abbia voluto delimitare, lasciare a sè stante; non troppo però, delineando confini ben individuati ma facilmente superabili.
Qui non resta che cingersi intorno il
paesaggio tutti gli elementi naturali sembrano concorrere a formare un luogo che si offre quale promessa gentile di quiete ed accoglienza. Anche se ritmi sempre più veloci ed una certa disattenzione alla tutela ambientale si fanno sentire come emergenze pressanti, il paesaggio rimane, disponibile a rinnovare il suo remoto, enigmatico, dialogo con l’uomo…
“No, tu non mi hai mai
tradito, [paesaggio] FONTI DEI VERSI CITATI
- "Dal cielo è questo
scrigno di paesi...": da "Dal cielo" (Vocativo) |